L'estate senza uomini di Siri Hustvedt

29.01.2025

"Qualche tempo dopo che lui aveva detto la parola <pausa>, impazzii e finii in ospedale. Non aveva detto <Non voglio vederti mai più> oppure <E' finita> ma dopo trent'anni di matrimonio pausa bastò a traformarmi in una matta i cui pensieri si scontravano esplodendo e rimbalzando come popcorn nel microonde ."

L'incipit di questo libro ci porta subito nella dimensione di Mia, poetessa, filosofa e docente universitaria alla Columbia University, madre di Daisy e moglie - in pausa - di Boris, neuroscenziato di New York. La pausa vera e propria si era materializzata nelle vesti di una collega di vent'anni più giovane con la quale Boris inizia una relazione, dopo trent'anni di matrimonio. "La Pausa era francese, con capelli castani lucidi ma senza volume. Aveva un seno che si notava, di quelli veri, non siliconati, sottili occhiali rettangolari, e un gran bel cervello." Boris lascia la casa dove aveva vissuto con la moglie e va a vivere con la Pausa. Mia ha un crollo emotivo molto forte al quale sente di dover reagire e il miglior modo che trova - o al quale si aggrappa - è un offerta da parte della madre, di trasferirsi per l'estate a Bonden. il paesino in cui era cresciuta nel Minnesota. Mia, oltre a rivedere la madre e trascorrere del tempo con lei e le sue amiche, tutte ultraottantenni e vedove, avrebbe tenuto un corso di poesia ad alcune ragazzine dell'Arts Guild, una associazione culturale locale.

Il racconto di Mia è come un flusso di coscienza che tocca il rapporto con tutto ciò che la circonda, cose e persone e, queste ultime, tutte donne. La madre innanzi tutto - "Seduta davanti a lei nel suo piccolo appartamento, mi resi conto che mia madre per me era un luogo, oltre che una persona." - ma anche le amiche della madre, tutte lettrici forti che fanno parte di un gruppo di lettura con incontri mensili (guarda il caso!) e specie con Abigail che fa lavori all'uncinetto davvero molto particolari. In quella estate il bookclub sta leggendo Persuasione di Jane Austen. Vi sono poi le ragazzine del corso di poesia che vivranno dinamiche davvero forti e particolari, dando materiale di riflessione alla loro insegnante, ai loro genitori, alla comunità che sta intorno a loro e, infine, a chi legge. E poi ancora le vicine di casa, Flora, una piccola bambina che si presenta con una parrucca in testa e la sua Giraffona e la mamma di lei, Lola, che ha da poco messo al mondo anche Simon, che insieme al padre Pete, rappresentano gli unici uomini presenti nella storia - oltre al Boris di cui sopra. Mettiamo anche che Pete non ha proprio un carattere affabile e compare urlante ed isterico, più del figliolo poppante e il rapporto della coppia Lola/Pete appare alquanto deteriorato da cattivo carattere del marito.   

Insomma. Un quadro di personaggi con i quali Mia si rapporta in un momento della sua vita molto difficile, di passaggio e di trasformazione che si confronta con tutte queste realtà che si trovano, probabilmente, nella stessa situazione. E' come un flusso di coscienza, dicevo prima, un racconto in prima persona, un ragionamento, un discorso che non deve essere per forza lineare, è disturbato da ciò che accade, da intromissioni di ogni sorta, dai pensieri e riflessioni della stessa Mia, ma anche dalle azioni del mondo che la circonda.

Riesce l'autrice   



Sarà un'estate senza uomini ma con tante donne: la madre e le sue amiche, innanzitutto, cinque vedove ultraottantenni con l'argento vivo addosso; un gruppo di ragazzine tredicenni alle quali impartisce lezioni di poesia; una bimba di tre anni con la giovane madre, sue vicine di casa; la figlia Daisy e la sorella Beatrice, che non le fanno mai mancare il loro sostegno. Attraverso il confronto quotidiano con ognuno di questi personaggi femminili, impegnati a loro volta in una delicata fase di passaggio, Mia ripercorre le tappe fondamentali della sua esistenza, rivive le esperienze più frustranti e dolorose, si rende conto di non aver mai lottato per guadagnarsi uno spazio, si disintossica dalla personalità ingombrante del marito e giorno dopo giorno si abitua all'idea che lui possa non tornare mai più senza per questo sentirsi annientata. In una parola: cambia. Ne viene fuori una narrazione vivace, sofisticata e autoironica, intessuta di riflessioni su filosofia e letteratura, psicologia e neuroscienze, citazioni colte e brani di poesia, attraverso la quale Mia reinventa se stessa e riscrive la sua storia personale, dimostrando che anche andare in pezzi può avere un senso e un significato se si ha il coraggio di raccogliere da terra ogni singolo frammento, esaminarlo, soppesarlo, decidere se sia il caso di tenerlo o sbarazzarsene per sempre.

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