
La Curvatura dell'orizzonte di Michele Del Vecchio

"Di chi sei figlia? A chi appartieni'".
Pronunciato in un dialetto aspro, era il lasciapassare chiesto dai vecchi. Coi fianchi incastrati nelle sedie di plastica, presidiavano gli usci e ostruivano i vicoli.
"Appartengo a me"; avrei voluto rispondere, ma non mi era concesso, potevo solo lasciare che gli isolani mi sbattessero in faccia le mie origini.
Pur muovendosi tra le coordinate del romanzo di formazione, l'esordio di Michele Del Vecchio rifugge le traiettorie più scontate. Ne La curvatura dell'orizzonte, pubblicato da Nutrimenti Edizioni a gennaio di quest'anno, l'autore evita ogni linearità rassicurante, dimostrando una maturità stilistica lucida e consapevole. A mettere "ordine tra le memorie di un'estate" è Leda, che - si legge nel prologo - "all'epoca dei fatti avevo tredici anni e una brutta insufficienza in matematica. Non andavo presa sul serio. Ero piccola. E femmina. Per di più, non una di quelle bambine graziose e sapute, ma una mina vagante: faccia da schiaffi e ginocchia sbucciate pure sotto il vestito buono della domenica."
Leda cresce su un'isola del Mediterraneo che non funge solo da sfondo a questa storia, ma partecipa alla narrazione come un luogo quasi sospeso tra realtà e mito, capace di custodire verità e storie. Un fatto iniziale turba Leda: il ritorno di suo padre, figura ingombrante, presenza dolorosa con il suo modo di imporre identità e destino. Questo ritorno mette subito in risalto il disagio che la ragazza e sua madre Gemma sentono nel condividere tempo e spazio con quest'uomo che non lesina tensioni e contrasti. Ma vi è un'altro fatto che cambia ancora la faccia di quell'estate di cui Leda racconta. Qui le parole dell'autore:
"Una mano.
Cinque dita bianche e sottili.
Legato alla mano, subito sopra, un braccio.
Mi bloccai. Il respiro corto.
Sotto il guscio della barca, rannicchiata, c'era una ragazza nuda. La pelle diafana, in controluce, era un guanto sottile."
L'improvvisa apparizione di una ragazza misteriosa trovata sulla spiaggia porta il romanzo a muoversi su un doppio binario: da un lato la crescita di Leda, il rapporto con la madre Gemma che con i suoi silenzi dice tutto, la sua amicizia con Giosuè e Saverio che crescono insieme a lei e poi ancora con Nausicaa e i suoi misteri; dall'altro i segreti, le verità nascoste, quello che gli adulti hanno deciso di nascondere ma che progressivamente, in quell'estate, prende il sopravvento.
E' impossibile ridurre questo libro ad una trama perchè accadono tantissime cose in quell'estate; cose che rivelano, scoprono, fanno crescere e guardare l'orizzonte forse con meno paura. Ma il vero punto di forza di questo romanzo è la scrittura di Del Vecchio che adotta una lingua asciutta e tagliente con frasi brevi e cariche di tensione. A parlare è una ragazzina di tredici anni che deve risolvere e risolversi, facendosi forza nell'affrontare i mostri che incontra e di cui capisce la natura in maniera traumatica. Del Vecchio riesce a mantenere il racconto aderente alla percezione dell'adolescente, senza forzature e senza imitazioni; e così facendo amplifica "il non detto", i rapporti di Leda con i suoi genitori si consumano proprio nei silenzi, nelle parole mancate e nelle omissioni. Leda dal canto suo è ruvida, contraddittoria, anche respingente e per questo molto credibile. Saverio e Giosuè, i due ragazzi che diventano suoi amici, sono opposti tra loro, ma si compensano con le azioni e con la complicità che porta, anche loro, alla conquista della consapevolezza.
Molto interessante è la dimensione corale, la partecipazione di altri personaggi ben delineati e complicati quanto basta ma, come detto prima, anche l'isola stessa che diventa un personaggio con le sue regole non scritte, i suoi segreti sedimentati, la sua capacità di deformare l'infanzia, di cancellarne l'innocenza. Lo sguardo di Leda verso la curvatura dell'orizzonte, dietro la quale lei nasconde i mostri che non vede e non percepisce ancora, cambia in quell'estate e diventa altro.
La curvatura dell'orizzonte di Michele Del Vecchio è un esordio che colpisce perchè riesce a tenere insieme registri diversi – realismo magico, tensione quasi noir, accenni alla favola – senza perdere coerenza. È un romanzo che spinge il lettore a cercare le risposte anche tra le righe e a ragionare insieme a Leda, Saverio, Giosuè, ad ascoltare i silenzi di Gemma e della ragazza misteriosa (chiamata Marina), le storie dolorose e sconvolgenti di Nausicaa.

Michele Del Vecchio, conosciuto sui social come ragazzochelegge è nato a Palermo nel 1994. Ha trascorso l'infanzia su un'isola, per poi trasferirsi in Molise. Oggi vive a Torino e insegna Lettere al liceo. E' anche lui un blogger, infatti dal 2012 cura il blog letterario Diario di una dipendenza. Con La curvatura dell'orizzonte è stato finalista nella Sezione Giovani del Premio Neri Pozza 2021.
La curvatura dell'orizzonte è il libro letto nel mese di marzo con il BookClub Nutrimenti Letterari e, come è capitato con Adrian Bravi e con Chiara Mezzalama, anche questa volta il gruppo ha avuto l'onore di incontrare l'autore al momento della discussione. E' stata un'occasione preziosa per chi ama leggere e approfondire la lettura, anche perchè Michele Del Vecchio è stato molto gentile e premuroso nel rispondere alle nostre curiosità.
E' utile ripetere quanto dico sempre, e cioè che i bookclub sono spazi preziosi, fonte di approfondimento e di crescita, perchè il confronto arricchisce e nutre. Certo discutere di una storia letta insieme a chi l'ha scritta da maggiore rilievo al tutto; non sempre sarà possibile, ma quando lo è ne facciamo risorsa.
Grazie a tutto il bookclub e, soprattutto, ai miei partner in crime Giorgia e Roberto.
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