Nannina di Stefania Spanò

08.01.2024

"Faceva la cuntista, anzi, come diceva lei, la cuntastroppole. Che cos'è la stroppola? E' un cunto senza pretese, fatto così, tanto per stare insieme. La fesseria di un caffè con cui Nannina crebbe i suoi sei figli."

Nannina è il romanzo d'esordio di Stefania Spanò, pubblicato per Garzanti ad aprile del 2023 ed io l'ho letto poco tempo fa. E da quando l'ho letto è tra i miei preferiti. E' meglio dirlo subito, così da essere chiara, perchè questa potrebbe non essere una canonica recensione.

E' un romanzo questo che racconta la tradizione delle e dei cantastorie, quelle persone che da un pulpito improvvisato in una piazza o in un cortile o semplicemente per strada raccontano quel che vedono, quel che sentono, episodi di vita ed esperienze cariche di significato e di esempi che possono essere trasmessi a chi le ascolta. Parlo al presente perchè questa tradizione è tutt'ora mantenuta viva, soprattutto nel sud Italia, portata in giro per il paese ed anche all'estero. La peculiarità delle e dei cantastorie è quella di parlare la lingua del popolo, quella più diretta, quella che tutti conoscono: il dialetto.

La Nannina del titolo è una cuntastroppole, ha iniziato a fare la cuntista da giovane, nel cortile di casa a Mianella, vicino Secondigliano, nella periferia di Napoli. A raccontare di Nannina è Stephanie, la nipote più piccola, quella che impara a conoscerla già adulta, dopo che molte peripezie avevano attraversato la sua vita. Stephanie ha bisogno di apprendere dalla nonna, di capire da lei la vita e come la si affronta, di capire come si attraversano le cose difficili e come si possono raccontare agli altri.

Stephanie quindi fa un cunto a sua volta, sotto forma di romanzo, tornando indietro nelle esperienze di Nannina e della sua famiglia ed allo stesso tempo, mostrando a chi legge, i luoghi dove la storia si svolge. Mostra quella periferia napoletana fatta di quartieri popolati di persone che si conoscono, che condividono dolori e fatti, gioie e feste, per poi trasformarsi, negli anni '80, in quartieri popolosi, con quei palazzi altissimi e fittissimi che raccolgono gli sfollati del forte terremoto che in tanti ricordiamo (almeno quelli che nell'80 erano già grandicelli, tipo me!). 

Questa trasformazione della periferia è chiaramente mostrata nel romanzo e chi legge, non può non intuire come le due protagoniste e le loro esperienze siano, allo stesso momento, lontane nel tempo ma vicine nello sguardo che hanno. Arrivano entrambe in profondità nelle vicende, così tanto, che sanno trasmetterle, sanno narrarle, sanno cuntarle. Nannina ha vissuto la trasformazione di quei luoghi che l'hanno vista crescere, lo sconquasso lo ha sentito e visto, Stephanie deve fare i conti con la semplicità e con la crudezza dell'ambiente in cui cresce, di quei luoghi che sono senza controllo, lasciati ai margini.

Non è un caso l'autrice ha dedicato "a Secondigliano" il libro. Il suo legame con quel territorio si sente molto.

In Nannina la tradizione dei cantastorie e la realtà della periferia vanno di pari passo con quelli che sono i rapporti di comunità e i rapporti famigliari. In questo romanzo si incontrano personaggi che non sono solo un contorno alle vicende di Nannina e di Stephanie, ma sono parte integrante, sono sostegno e sono contrasto. Penso ad Adelina, madre di Stephanie, donna del suo tempo; vede oltre, in parte previene ciò che potrebbe accadere e cerca, a modo suo, di evitare alla figlia disavventure e dolori. Penso a Zia Rosetta, guardiana attenta delle azioni che compiono Nannina e Stephanie e tiene per sé il ruolo di controcanto. Penso a Massimo, cugino da difendere e da sostenere, personaggio forte per la sua genuinità, spalla di Stephanie.

Non hanno vita facile i personaggi di questo romanzo, ma hanno un linguaggio schietto, comprensibile, diretto; quel che vivono arriva forte e tagliente e leggendo le loro storie si comprende perfettamente come i cunti, le stroppole siano un modo davvero chiaro per insegnare la vita nelle sue diverse sfaccettature.

E' un romanzo scritto in maniera attenta, nulla viene lasciato al caso, comprese le battute e l'ironia, a volte amara; elementi che non potevano mancare e che accompagnano il racconto di Stephanie passo dopo passo, con quel piglio che fa rimanere ancora più impresse le vicende che racconta. Ho trovato tutto perfettamente cesellato in modo che, chi sta leggendo, si senta al fianco di Stephanie e possa osservare il tutto da un punto di vista privilegiato.

Stefania Spanò - foto presa dal web
Stefania Spanò - foto presa dal web

Stefania Spanò, proviene da quella periferia che racconta ed è una cantastorie che porta in giro i cunti della tradizione di famiglia e quelli scritti da lei. E' insegnante di sostegno in una scuola secondaria di primo grado ed è interprete Lis. Conduce laboratori di scrittura creativa, di teatro, di comunicazione empatica e poesia visiva sia nei luoghi in cui vive, le periferie a lei care, sia nel resto d'Italia e all'estero.

L'ho conosciuta attraverso questo romanzo e grazie a quel passaparola che è sacro ed importante, anche per questo mio blog. La incontrerò molto presto, grazie all' Associazione Quid e ne sono davvero felice. Ve ne sarò notizia anche qui.

Consiglio la lettura di Nannina perchè, sono certa, trasferisca a chi legge il sapore dei racconti di una volta; di quelli fatti dai nonni, quelli che sanno di vita vera, quelli che danno la consapevolezza che la vita va affrontata con un piglio sicuro. Non fanno crescere solo le favole, le storie belle o le esperienze felici, ma si cresce anche imparando a riconoscere la sofferenza, il dolore e le difficoltà. 

"Si asciugò col fazzoletto di stoffa e puntò i figlioletti seduti sui tappeti della prima fila, pietrificati dalla meraviglia. <Guardatevi attorno e vedete quello che serve a voi. Solo dopo vi potete trovare fatica e se non esiste inventatevela! Anzi piccerì, vi dirò di più ...>

A questo libro ho dedicato il mio primo video per la rubrica Pillole di Libri che l'Associazione Quid ha in collaborazione con RadioG di Giulianova. Lo inserisco qui sotto!

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