
Satelliti di Emanuele Bosso

"Un'immagine per raccontare quello che siamo stati io e Tommaso: due satelliti, due corpi celesti che per anni non hanno fatto altro che percorrere la stessa orbita, come se si rincorressero, attratti e poi respinti da un legame indecifrabile. Un satellite è un corpo imprigionato dalla gravità. Non c'è nulla in grado di rompere quel gancio, quel moto continuo e inesauribile, quella dipendenza - perchè di questo, in fondo, si tratta - che non ha mai fine."
Se ci fosse bisogno di un gancio per leggere un romanzo, penso che Emanuele Bosso abbia trovato quello giusto. Le prime righe del suo Satelliti, appena pubblicato per Mondadori, hanno il piglio giusto per introdurre ai due protagonisti principali, al loro rapporto, al loro legame. E ci fanno notare una cosa nell'immediato: è un racconto diretto, è un dialogo che la voce narrante sta facendo con chi legge, è un narrare intimo, anche doloroso, ma probabilmente molto vero.
A parlare è Filippo, è il 2006 quando decide di raccontare la storia del legame, dell'amicizia, della simbiosi con Tommaso. Il loro incontro risale al 1985 - quando entrambi hanno quindici anni - e avviene a Fassiano, un piccolo borgo sulle pendici di una montagna, costeggiata da boschi e sentieri. A Fassiano Tommaso ci vive da sempre, vive lì da solo con Alberto, il padre molto difficile e violento, non ha mai conosciuto sua madre, morta di parto. Filippo ci si ritrova suo malgrado perchè il padre ha abbandonato lui e la madre e la donna decide di fare ritorno nel suo paese d'origine non potendo più fare fronte alla vita di Roma, sola con un figlio.
Le vite dei due ragazzi non sono molto facili: hanno subito già l'abbandono e il dolore, la privazione e la mancanza d'affetto da parte dei padri. Il loro incontro arriva in maniera delicata, si osservano, si scambiano gesti, si riconoscono.
Il racconto di Filippo ripercorre molti momenti importanti di questo rapporto che non ha bisogno di essere identificato, non ha bisogno di un nome. Esiste perchè loro esistono, si incontrano e, senza bisogno di molte parole, sanno riconoscersi e riconoscono i loro dolori.
Bosso agisce sulla storia dei due ragazzi come un osservatore, anche lui rimane in ascolto e coglie nei gesti quel che accade, trasferendolo sulla pagina con delicatezza, lasciando a chi legge spazio per intrepretare e fare propria l'emozione. È una scrittura attenta, puntuale, capace di soffermarsi sui particolari senza mai perdere di vista il filo della storia. Non c'è bisogno di spiegare tutto, perché sono spesso i dettagli, i silenzi, gli sguardi e i piccoli gesti a raccontare quello che i personaggi non riescono o non vogliono dire.
I dialoghi tra Filippo e Tommaso lasciano sottintendere un loro modo di capirsi, di capire ciò che non c'è bisogno venga detto, ciò che non c'è bisogno venga espresso.
I due satelliti costruiscono così un rapporto forte, fatto di attese e di gesti, di solitudini che si incontrano, esprimendo ognuno a suo modo il proprio essere, la propria orbita, la propria direzione.
I due ragazzi devono costruire da soli il loro carattere, devono trovare da soli gli strumenti per crescere, perchè gli adulti - i padri soprattutto - hanno peccato con la loro assenza, con la loro violenza, con la mancanza di affetto, con i gesti scomposti. Se gli adulti non riescono a offrire sicurezza, sono loro due a diventare, in qualche modo, il luogo sicuro l'uno dell'altro.
"Visto da lontano il borgo di Fassiano sembra un agglomerato di stelle...
In realtà è un paese sbalzato fuori dalla linea che segna lo scorrere del tempo: non sa nè andare avanti nè indietro.
Man mano che l'auto si avvicina, quei puntini luccicanti diventano case, prima distanziate e sparse lungo il fianco della valle, poi progressivamente più strette tra loro, come se volessero proteggere la piazza, o soffocarla."
E poi c'è Fassiano, un paese di pochi, con una piazza attorno alla quale si muovono tante solitudini che cercano un senso di comunità, incontrandosi nelle occasioni di festa, sedendosi insieme al bar o in piazza, incontrandosi per i vicoli, seguendo ognuno le proprie occupazioni; un paese che prende vita d'estate, quando ritornano i figli e i nipoti di coloro che vivono lì tutto l'anno, con le famiglie che si allargano e le case che si aprono. Un rito che i piccoli centri conoscono molto profondamente e che scandisce l'avanzare del tempo.
La vita di provincia in questo romanzo si sente molto: è nel silenzio della piazza, nel rumore dei passi, nel cammino per i sentieri. Anche qui la scrittura di Bosso è precisa e attenta: il luogo non viene semplicemente descritto, viene osservato. E proprio attraverso questa osservazione Fassiano acquista una sua identità, fatta di silenzi, abitudini, persone e solitudini.
I luoghi come Fassiano non sono solo isolamento, sono anche rifugio, sono il posto da cui si vorrebbe andare via, ma anche quello che custodisce i ricordi.
Fassiano è un luogo inventato che somiglia a tanti altri e nella narrazione diventa quasi un personaggio, è il punto attorno a cui i due Satelliti orbitano, è il punto in cui si incontrano. E' molto affascinante come Filippo e Tommaso abbiano fatto loro quel luogo, imparando a conoscerlo ognuno con gli occhi dell'altro e trovando i loro posti, soprattutto un posto, una stanza segreta.
Acquista molto significato il fatto che Emanuele Bosso abbia pensato per loro a una stanza che non esiste sulle mappe catastali, ma che è reale, ha quattro mura, li protegge e custodisce i loro desideri, i loro segreti e i loro non detti.
Satelliti è un romanzo che racconta tante cose: la crescita di due ragazzi feriti che trovano conforto uno nell'altro, la forza di non seguire l'esempio dei loro genitori e formarsi guardando ad altro, il coraggio di affrontare le loro paure.
Emanuele Bosso ha raccontato due storie, le storie di due ragazzi che si incrociano nel periodo più importante della loro vita, l'adolescenza, e che sono costretti a crescere creandosi un mondo a parte. Sono storie che spingono chi legge a voler istintivamente proteggere Filippo e Tommaso, a sperare che il loro legame abbia superato il tempo e lo spazio e che ancora sia presente e forte, come se loro fossero davvero reali.
Il racconto incrocia anche altri personaggi che orbitano intorno alla vita dei due ragazzi: la nonna e la mamma di Filippo, Rebecca, il sig. Antonio e molti altri, oltre ad Alberto, il citato padre di Tommaso, complicato e tremendo.
Ma sono i due Satelliti il fulcro di tutta la storia. Ed è lì che si vede la capacità dello scrittore, nel saper concentrare l'attenzione su quello che vuole raccontare senza deviazioni e senza distrazioni, mantenendo il punto dalla prima all'ultima pagina. È una scrittura che non cerca effetti, ma che accompagna chi legge dentro la storia con precisione e partecipazione.
Chiudendo l'ultima pagina si ha la sensazione di aver salutato persone conosciute da tempo e di aver vissuto con loro quella esperienza, consapevoli di quanto fossero preziosi i sentimenti custoditi nel loro cuore.
E' stata una pura emozione leggere questo romanzo, non posso nasconderlo, consapevole di avere in mano una storia importante da custodire e ricordare. L'ho letto in pochi giorni e non solo perchè avevo un appuntamento importante con Emanuele Bosso e dovevo presentarlo all'Aperitivo Letterario di Quid, ma perchè è stato impossibile lasciare in pausa il racconto di Filippo. Avevo bisogno di capire, seguire, arrivare fino in fondo.
Forte è stato anche il confronto diretto con la mia amica Azzurra Marcozzi, che con me ha diretto l'incontro con Bosso per Quid; ci siamo confrontate sui particolari, sulla scrittura e sui sentimenti che sono scaturiti pagina dopo pagina.
Conoscere Emanuele da molto tempo, aver condiviso e approfondito con lui molte letture negli anni, mi ha fatto guardare a quelle pagine con molta attenzione, dettata dalla curiosità e dalla certezza che avrei trovato un testo pensato, scritto e elaborato in molto tempo. Conoscendo il lettore appassionato che è, ero curiosa di vedere come quella passione per i libri sarebbe entrata nella sua scrittura.
La cura della scrittura, l'attenzione alle parole e ai dettagli, la capacità di costruire un mondo e di farci entrare lentamente dentro la vita dei suoi personaggi sono tra le cose che ho apprezzato maggiormente di questo esordio. Ma soprattutto ho apprezzato il modo in cui Bosso riesce a essere coinvolgente senza avere bisogno di forzare il racconto: lascia che siano Filippo, Tommaso, Fassiano e tutto ciò che accade intorno a loro a conquistare spazio nella mente di chi legge.
Emanuele Bosso nasce a Napoli nel 1992. Autore, divulgatore culturale e promotore della lettura, ha costruito negli anni un percorso professionale strettamente legato al mondo dei libri, dell'editoria e della cultura. E' stato libraio, direttore editoriale per una casa editrice; collabora con Treccani, Exlibris20 e altre realtà editoriali e culturali, scrivendo di libri e letteratura e contribuendo alla diffusione della cultura attraverso linguaggi e strumenti diversi. È inoltre autore e conduttore del podcast Il passeggero, dedicato alle conversazioni letterarie.
Il suo impegno nella promozione della lettura si sviluppa anche attraverso il lavoro con scuole, festival e rassegne culturali. È stato tutor del progetto Campania legge, promosso dalla Fondazione Premio Napoli, ed è direttore artistico di Letture al castello e del Duerive Festival.
Dal 2024 fa inoltre parte della giuria tecnica del Premio Napoli, tra le figure chiamate a valutare le opere nelle diverse sezioni del prestigioso riconoscimento letterario.
Satelliti è il suo romanzo d'esordio con Mondadori.


