La meccanica delle ragazze di Raffaella R. Ferrè

14.10.2026

"Duecentottantotto euro. 

Se l'amore ha un prezzo, pensò Agostina guardando fuori dal finestrino rigato di pioggia, stasera la cifra è questa. Nient'affatto simbolica e, soprattutto, di partenza, la somma rientrava nelle spese dell'uomo che amava. O meglio che aveva amato. O meglio ancora, che avrebbe amato volentieri di nuovo poichè, malgrado tutto, quando c'era lui in mezzo e che lui fosse presente o meno, il suo cervello andava in modalità nostalgia con sbalzi ormonali." 

Agostina conquista subito l'attenzione di chi legge, già da queste prime parole del prologo de La meccanica delle ragazze, ultimo libro di Raffaella R. Ferrè pubblicato da Colonnese editore a maggio di quest'anno.

Merito della sua storia, certo, ma soprattutto del modo in cui la racconta: con un'ironia che fa sorridere, a volte ridere davvero, senza mai cancellare del tutto l'amarezza che si nasconde tra le parole e le pagine.

Agostina, di cognome Carbone, vive a Napoli, ha quarant'anni e ne sono passati sette da quando Mattia Lamerge l'ha lasciata. Lei ricorda perfettamente quel momento, non è facile dimenticarlo di per sè, ma c'è la luce interna rotta della sua macchina, una vecchia Panda rossa del 1994, a fare da promemoria di quella ferita. 

Sette anni durante i quali lui sembra aver proseguito la propria vita, è diventato uno scrittore famoso, va in giro per conferenze e interviste, mentre lei è rimasta, almeno in parte, ferma a quella separazione. Mattia è una presenza ingombrante, un'ombra che continua ad accompagnarla e che le impedisce di guardare davvero a se stessa, di capire chi è diventata e che cosa vuole dalla propria vita. 

Ma, arriva il momento di fare i conti, nel vero senso della parola. A farli incontrare è un'occasione funesta: la morte dell'amico libraio del paese in cui sono cresciuti. L'uomo ha chiesto che, dopo la sua scomparsa, si riuniscano gli amici più stretti. È così che Agostina e Mattia si ritrovano . La preparazione della donna è meticolosa, anche molto lucida e un piccolo incidente occorso all'auto di Mattia gli fa trovare riparo proprio dentro la panda rossa di Agostina. Proprio lì si consuma per la donna una analisi profonda della sua storia con Mattia, dei sette anni trascorsi ad attendere un ritorno e, infine, dei suoi sentimenti. 

La costruzione di tutto il libro è davvero molto particolare perchè ripercorriamo un arco temporale ampio, ma siamo seduti nella panda nel tempo di una notte. Agostina in un dialogo tutto interiore ricostruisce, collega gli episodi, riporta a galla incontri, delusioni, situazioni e pensieri che si sono accumulati nel corso degli anni. Il passato torna nel presente e acquista un significato nuovo, perché ciò che è accaduto non viene raccontato soltanto per ricordare: serve a capire come si sia arrivati fin lì.

Anche un episodio apparentemente banale, come il piccolo incidente di Mattia con l'auto a noleggio che fa comparire quei 288 euro già evocati nel prologo, entra in questo meccanismo narrativo e contribuisce a dare concretezza alla storia.

È qui che, per me, il libro acquista una forza particolare. Non è soltanto quello che accade a essere interessante, ma il modo in cui gli avvenimenti vengono messi insieme, osservati e restituiti attraverso lo sguardo di Agostina. La scrittura della Ferrè dà sostanza a ogni passaggio, tiene insieme i ricordi e le vicende del presente, trasforma un accumulo di esperienze in qualcosa che, a poco a poco, diventa comprensibile anche alla protagonista.

Raffaella Ferrè ha una capacità che ho apprezzato molto: riesce a farci sorridere anche quando mette in scena situazioni che, per chi le vive, hanno ben poco di divertente.

L'ironia attraversa il racconto e ne sostiene il ritmo, ma non serve a sminuire la presa di coscienza di Agostina. Al contrario, permette di avvicinarsi a certe dinamiche sentimentali senza renderle pesanti, lasciando emergere tutta la loro assurdità. Perché, quando si guarda indietro, può capitare di accorgersi di quanto spazio abbiamo concesso a una persona, di quante giustificazioni che abbiamo trovato per loro e di quanto poco, nel frattempo, ne abbiamo lasciato a noi stessi.

Mattia, del resto, è un uomo egocentrico, egoista e poco sensibile, ben diverso da quello che Agostina ha continuato a custodire nella propria immaginazione. È difficile non chiedersi quanto del legame sia rimasto attaccato alla persona reale e quanto, invece, all'immagine che lei aveva costruito di lui. Ed è forse proprio questo uno dei passaggi più interessanti della storia: si possono attraversare anni, cambiare abitudini, vivere nuove esperienze e continuare a essere legati a qualcosa che non c'è più, o che forse non è mai stato esattamente come lo avevamo immaginato. Il disincanto, allora, non coincide soltanto con la delusione; è anche il momento in cui si comincia a vedere con maggiore chiarezza. 

La meccanica delle ragazze va letto (e pure riletto) soprattutto per la capacità della Ferrè di dare forza e voce ad Agostina, con ironia, ma anche con molta sagacia. Ci sono esperienze sentimentali che non si superano facilmente. Relazioni che continuano a occupare spazio anche quando sono finite, persone a cui restiamo legati molto più a lungo di quanto vorremmo ammettere, aspettative che facciamo fatica ad abbandonare. E spesso, mentre siamo dentro queste situazioni, non riusciamo a riconoscere fino in fondo ciò che ci sta succedendo.

Un libro non può risolvere tutto, naturalmente. Ma può aiutarci a osservare una situazione da un'altra prospettiva, a riconoscere certi meccanismi, a ritrovare nelle vicende di un personaggio qualcosa che ci appartiene. E se riesce a farlo attraverso l'ironia, senza trasformare ogni ferita in una tragedia e senza offrire facili lezioni di vita, può diventare ancora più prezioso.

Agostina deve fare i conti con l'immagine di Mattia, ma anche con quella di se stessa: con gli anni trascorsi ad aspettare, con ciò che ha lasciato in sospeso e con la necessità di riprendere in mano la propria esistenza.

Non voglio raccontarvi troppo di quello che accade in quella notte. Preferisco lasciare a chi vorrà leggere il romanzo il piacere di seguire Agostina nel suo percorso, di sorridere con lei e, magari, di riconoscere qualche dinamica. E anche il piacere di trovare il significato al titolo, che ha più di una sfaccettatura. 

Raffaella R. Ferrè è nata a Eboli nel 1983 e vive a Napoli. Giornalista e scrittrice, si occupa di fenomeni sociali, cronaca e storie del quotidiano, collaborando con testate come Valigia Blu, The Vision e Il Mattino, dove cura la rubrica Di riffa o di Raffa. Ha pubblicato racconti e romanzi, tra cui Santa Precaria, La mia banda suona il porn e Inutili fuochi, finalista al Premio Fiesole Narrativa Under 40. Con Colonnese ha pubblicato anche Lo stronzo geniale. Guida semiseria ai Nino Sarratore (2024). Nel suo lavoro, uno sguardo ironico e una scrittura brillante si intrecciano spesso con l'osservazione delle relazioni, dei comportamenti e delle contraddizioni della società contemporanea. 

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