Follie di Brooklyn di Paul Auster

16.02.2020

La prima parola che mi viene in mente dopo la lettura di questo libro è "Rinascita". 

Tutti i personaggi che incontriamo cercano una loro rinascita, una seconda possibilita'; qualcuno la trova e qualcuno no! 

Il protagonista e voce narrante di questo romanzo è Nathan Glass, ex assicuratore ormai in pensione, che ritorna a Brooklyn, il quartiere dove era nato, dopo cinquantasei anni di vita vissuta altrove. La sua intenzione è quella di trovare un luogo di pace e serenità in attesa di passare a miglior vita. O almeno era convinto che presto sarebbe avvenuto. Era stato colpito da tumore ai polmoni e, nonostante l'operazione, le cure e le successive visite avessero decretato che il tumore fosse in regressione, il nostro Nathan è convinto di avere poco tempo da vivere. Divorzia dalla moglie con la quale non era veramente mai entrato in empatia (se non i primi quattro o cinque anni di matrimonio) e che aveva ripetutamente tradito; vendono la casa in comune, e decide che con il ricavato a lui spettante avrebbe potuto vivere degnamente fino alla fine dei suoi giorni. Decide, forse anche sotto spinta della figlia Rachel, con cui inizialmente non ha proprio un rapporto idilliaco, di scrivere un libro che vuole intitolare "Il libro della follia umana" in cui avrebbe riportato "gli svarioni e i capitomboli, i pasticci e i pastrocchi, le topiche e le goffaggini" in cui era caduto nella sua lunga carriera di uomo.
Tutte ottime e belle intenzioni, ma dopo "aver menato il can per l'aia per una decina di pagine" così come esattamente riportato dalla nostra voce narrante, ecco che le cose cambiano; cambiano così tanto, che Nathan diventa, anzi torna ad essere, lo "zio Nat" e, in questo suo ruolo, insieme al ritrovato nipote Tom ci porta in giro per molte avventure.
Avventure che accadono principalmente alla coppia zio Nat e nipote Tom, ma che ci fanno conoscere molti altri personaggi, che diventano co-protagonisti della vita del nostro narratore e del nipote.
La rinascita di cui ho parlato all'inizio di questa analisi è dello stesso Nathan che ritrova un ruolo importante e che ricostruisce i suoi affetti, diventando anche un punto di riferimento per gli altri; la rinascita è di Tom che aveva abbandonato molti dei suoi progetti e che, grazie all'azione salvifica dello zio, riesce a recuperare. Rinascono anche altri personaggi che incontriamo nella storia.
Nella lettura di questo libro non c'è un momento di noia o di smarrimento; l'attenzione rimane sempre alta e Auster inserisce elementi che fanno riflettere molto riguardo gli affetti, l'amicizia, le azioni da compiere verso gli altri ed il coraggio che si deve trovare per compierle, la forza dell'amor proprio.
Non mancano riferimenti alla letteratura tutta, Kafka anche in modo approfondito: non a caso Nathan ama molto la lettura e la letteratura, Tom ha la stessa passione trasmessagli proprio dallo zio Nat quando era piccolo. Tra l'altro gran parte della storia si svolge in una libreria, la Brightman's Attic di New York ed attorno ad essa. 
Dispiace chiudere la lettura, si vorrebbe sapere di più su cosa accade ancora ai protagonisti. Anche perchè termina in una data importante: l'11 settembre del 2001.

Scopro con questo libro il suo autore Paul Auster ed è una piacevole scoperta. Ha  scritto una sequela di libri che ci vorrà una vita a recuperare, ma penso proprio che sia da approfondire perchè ha uno stile molto particolare, scorrevole, con azioni che fanno molto riflettere. Quanto scrive rimane nella mente del lettore e, potrebbe rappresentare un salto di qualità nell'apprendere la letteratura.

"leggere per me era evasione e conforto, era la mia consolazione, il mio stimolante preferito: leggere per il puro gusto della lettura, per il meraviglioso silenzio che ti circonda quando ascolti le parole di un autore" 

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