
L'isola dei fili perduti di Eleonora D'Errico

"14 aprile 1895, calle Paludo Sant'Antonio.
Quando la terra si mosse per la prima volta sotto di lei, Lena stava dormendo. All'inizio, credette di sognare, le sembrava di essere in una barca sul Canal Grande e di vedere le stesse sopra di sè, puntini luminosi in un cielo basso e opalescente. Poi, un sibilo acuto tagliò l'aria e lei si svegliò all'improvviso. Lo imparò quella notte che nei sogni non esistono suoni, che si sogna con gli occhi, non con le orecchie, perchè quando sentì le travi di legno scricchiolare e le stoviglie andare in frantumi, Lena capì che stava succedendo qualcosa di terribile..."
Inizia così L'isola dei fili perduti, l'ultimo romanzo di Eleonora D'Errico, pubblicato con Rizzoli il 16 giugno scorso. Siamo a Venezia, nel 1895 e siamo in una delle calli abitate da famiglie operaie impiegate nel mare, nelle fornaci del vetro di Murano e anche come impiraresse, mestiere antico svolto da donne e ragazze che, con aghi lunghi e sottili, infilavano minuscole perle di vetro destinate a diventare ornamenti, gioielli e decorazioni.
Lena Costantini, protagonista del romanzo, è una ragazzina di tredici anni che lavora come impiraressa insieme alla madre e alla sorella e vive in una minuscola casa insieme a tutta la famiglia. Fin da bambina Lena ha dovuto imparare a svolgere tutte le mansioni necessarie ad aiutare la madre, rimasta vedova, a mantenere la famiglia. Il terremoto che sconquassa la città, il lavoro sottopagato e altre vicende spingono la madre ad accettare che Lena vada a servizio di Lady Enid Layard, una nobildonna inglese che vive in un palazzo a Cà Cappello, al centro della città.
Da quel momento il mondo di Lena cambia e si allarga, esce dalle calli e dalle stanze affollate della sua casa, e approda tra i palazzi di una Venezia che accoglie artisti, idee, nuove imprese, nuovi linguaggi. Pagina dopo pagina possiamo osservare i cambiamenti che avvengono nel modo di vedere la vita di questa giovane ragazza, nel suo rapportarsi con vicende quotidiane diverse da quelle che conosce ed affrontare situazioni che mai avrebbe pensato di poter sostenere. Insieme alla crescita di Lena L'isola dei fili perduti ci mostra anche il cambiamento della società che la circonda. E' la società di fine ottocento e degli inizi del nuovo secolo, è un'epoca attraversata da importanti cambiamenti sociali, economici e politici e, Eleonora D'Errico, con una ricostruzione storica accurata e capace, restituisce l'atmosfera di quel periodo, mostrando quel che accade in maniera molto particolare e intelligente.
Scorrendo la storia e leggendola dal punto di vista di Lena e degli altri personaggi che incontriamo, è chiaro come le disparità sociali si acuiscano con la crescita industriale e lo sviluppo economico ed è altrettanto chiaro quanto siano state necessarie e fondamentali l'organizzazione, l'unione e la solidarietà tra le lavoratrici e i lavoratori per ottenere migliori condizioni e salari più adeguati al lavoro svolto. .
Sono stati anni di rivolte operaie, di scioperi e di istituzione delle camere del lavoro a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, fino ad arrivare alle federazioni di categoria e ai sindacati. Devo ammettere che Eleonora D'Errico, con L'isola dei fili perduti mi ha fatto ripassare alcuni fatti storici dell'epoca, così come aveva già fatto con La donna che odiava i corsetti, il suo precedente romanzo, pubblicato con Rizzoli nel 2024, dove i tempi storici coincidono.
Inoltre nel precedente romanzo aveva raccontato e dato risalto alle piscinine (le bambine dai 6 ai 13 anni che venivano impiegate come corrieri e aiutanti nelle sartorie milanesi) oltre che della storia di Rosa Genoni, la donna che inventò il Made in Italy. In questo romanzo ci fa conoscere le impiraresse, il loro delicato e importante lavoro che faceva parte di una filiera fondamentale come quella delle creazioni di Murano. La D'Errico restituisce loro spazio e voce, trasformando un mestiere rimasto spesso invisibile, seppur ha rappresentato per lungo tempo una parte importante della vita veneziana, in una storia di donne che imparano a riconoscere il proprio valore.
La scrittura di Eleonora D'Errico la conosco bene perchè ho letto altri suoi romanzi (oltre che La donna che odiava i corsetti già citato, anche La spirale del tempo che è stato pubblicato nel 2022) e so che è misurata, attenta e capace di far entrare chi legge nel romanzo e nella storia. Costruisce la narrazione con accorgimenti stilistici che "divertono" chi legge e spingono a proseguire la lettura con vero piacere; anche l'uso di espressioni dialettali veneziane per nulla difficili da comprendere, aiutano a sentirsi parte dei luoghi narrati e completano l'esperienza.
Dalla costruzione storica emerge quanto la D'Errico abbia studiato e custodito gli avvenimenti e i personaggi presenti a Venezia all'epoca, intrecciandoli con naturalezza a ciò che appartiene invece all'invenzione narrativa. Interessante è anche la nota dell'autrice, nella parte finale del libro, nella quale racconta da dove nasce l'ispirazione o, meglio, da quale personaggio è nata la curiosità che l'ha portata a conoscere il ruolo delle impiraresse e gli avvenimenti a loro collegati.
L'isola dei fili perduti è quindi un romanzo storico, ma è anche un romanzo di formazione e, soprattutto, una storia di emancipazione. Perché a volte il cambiamento non arriva tutto insieme: comincia da una domanda, da un incontro, da una possibilità intravista. E poi, come i fili sottili delle perle che le impiraresse imparavano a maneggiare con precisione, tante vite possono intrecciarsi fino a diventare qualcosa di più forte.


